La Rabbia che fa correre

10 Marzo 2013

A chi corre da tanto tempo e ne ha fatta una passione, capita spesso che sia il corpo a chiedere di uscire e cominciare a correre. Per sfogo, per eccesso di adrenalina nelle gambe, per ristagno di acido lattico…io la chiamo necessità fisiologica. Certe volte capita che il nervosismo accumulato durante la giornata sia tale che la sola cosa che si ha veramente voglia di fare e correre, perché solo dopo un’uscita si comincia a ragionare nuovamente, ci si sente più tranquilli ed in grado di affrontare delle difficoltà con animo più sereno. In questo stato, il problema è quello di saper incanalare le energie in modo corretto. Nel mio caso, parto a tuono, come dice il Grillo, e poi ho un momento di crollo perché non sono abituata a quella velocità sulla lunga distanza. Proprio in quel momento, la corsa diventa un attività cerebrale più che fisica. È la testa che sopperisce al fisico: se la testa si lascia andare in “Non ce la faccio, ho dato troppo all’inizio” si è spacciati, se la testa si incaponisce e canalizza la rabbia in “ora ti faccio vedere io, per tutte le volte che ho pensato non ce la faccio!” si ha svolta. Le gambe non si sentono più, si è percorsi da un lieve brivido e si arriva fino in fondo. In generale, comunque, non è una condizione ideale e l’allenamento ne risente a causa del ritmo altalenante, della motivazione intermittente e del fiato che si stabilizza in modo difficoltoso mettendo sotto stress anche muscoli che, apparentemente, non avrebbero alcun problema.

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