L’energia rinnovata

Archiviata l’esperienza della Stramilano, mi è rimasto un po’ di timore a farmi compagnia, una strana sensazione di aver cominciato qualcosa che richiedesse troppe energie, troppo impegno…in un periodo dove di progetti e di idee c’è ne sono tante. Inoltre, i muscoli sono rimasti intorpiditi e doloranti per un po’ tanto da allontanare la voglia di sgranchirli dopo qualche giorno e di lasciarli riprendere secondo i loro ritmi naturali. Poi un’uscita serale, mi aveva suggerito e ricordato quanto fosse necessaria la capacità di dosarsi ed ascoltare un corpo che sottoposto a stress, impara a parlare, a chiedere e, talvolta, ad imporsi sulla volontà. Data l’intensità del periodo e, a complice, la totale insofferenza al protrarsi dell’inverno in queste ultime due settimane, gli allenamenti non sono stati di certo molto assidui e proficui.

Fatte queste premesse, l’appuntamento odierno con la Relay Milano City Marathon era un po’ temuto, per la minaccia di pioggia ed ennesimo freddo, paventato, per la reazione delle gambe, aspettato per l’occasione di mettersi nuovamente alla prova e rinnovare l’entusiasmo per archiviare questo lungo inverno.

La tappa selezionata è la seconda, da Lotto fiera alla stazione centrale, la stessa dell’anno scorso. Il cielo non ha ancora deciso come graziarci, ma si rivelerà clemente questa volta, migliore di ogni aspettativa.

In attesa della partenza, i primi brividi li provo nell’incoraggiare i corridori della maratona completa. Contrariamente ai sentimenti estranei che provo solitamente prima della partenza, mi sorprendo invasa da un senso di appartenenza. Incoraggiare i corridori, anima le endorfine più profonde, guardi i loro volti già segnati dalla fatica e cerchi di infondergli il coraggio di continuare, di non mollare e ti senti chiamata in causa anche tu. Tutti i tuoi timori si sciolgono, hai voglia di correre!

L’ultimo scoglio si presenta nel constatare che l’idea di correre insieme a Nicola non possa essere fattibile. Il suo staffettista è già arrivato da un po’, ed io potrei raggiungerlo solo bruciando tutte le forze e le energie nel primo tratto. Più passa il tempo, più realizzo che anche quest’anno, l’appuntamento di milano è un appuntamento con me stessa, la mia tenacia, la mia forza, la mia capacità di scegliere quale strategia adottare per arrivare alla fine.

Quando inizio a correre, le gambe sono fredde e dure ed il timore di non farcela mi fa compagnia per qualche chilometro. Il tragitto è stato modificato e i lunghi rettilinei sono stati sostituiti da alcune curve, da stimolanti discese e odiate salite! Non ho Nicola, non ho l’orologio che mi segnala il tempo…mi sembra di andare pianissimo. Cerco di concentrarmi sulla postura, sul passo ed il paesaggio.

Ulteriori brividi li provo imboccando corso Sempione, dove oltre al suggestivo obiettivo visivo che ti invita a conquistare l’arco, ci sono delle persone che ti incitano. Il passo ne trae giovamento, le gambe ritrovano un ritmo e l’umore meno sereno dell’inizio è ormai un lontano ricordo. Gli ultimi chilometri passano velocemente o come dite un addetto alla sicurezza per incitarci:“Macinate chilometri come il pane!”

Il mio obiettivo era quello di raggiungere il tempo massimo di 50 minuti per i 10 km. Allo stato attuale, non so ancora se ho raggiunto il mio obiettivo, ma sono estremamente soddisfatta. Quando ho capito che il cambio era vicino, ho aumentato il passo per uno sprint finale.

Terminata la corsa, il primo pensiero è andato a quanto dice Murakami ne L’arte di correre in merito ai muscoli e alla necessità di tenerlo allenati, pur sotto controllo. È tutta una questione di allenamento, di dedizione, concentrazione per non demordere mai. “I muscoli, come gli animali da fatica, hanno buona memoria. Il corpo è un organismo molto, molto cocciuto. Il risultato è che alla fine era lui a cercare un allenamento molto intenso. Stimolarsi, e preservare. Stimolarsi, e preservare. Si tratta semplicemente di questo.”

Tornata a casa, ho ricercato subito il libro di Murakami Haruki, un libro che mi era stato consigliato molto tempo prima che scoprissi il potere della corsa, ed aprendolo, mi è letteralmente caduto l’occhio du questa frase a me molto cara: “Di motivi per continuare ne ho pochissimi, ma di ragioni per non smettere ne ho tante da riempire un camion a rimorchio. Non resta che coltivare con cura quei pochissimi motivi. Trovare il tempo per continuare a farlo sempre e comunque.”

Come potrei abbandonare proprio ora!!!

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