Run Boston Run

Leggendo online alcuni commenti su quanto accaduto ieri alla Maratona di Boston ho trovato molte parole che associano la corsa alla vita. Quanto è successo è un fatto atroce che ha strappato la vita alle persone all’apice della propria gioia. Tra tutte spicca sicuramente la notizia di un bambino che ha perso la vita dopo aver accolto il suo papà all’arrivo della sua fatica. Una vita strappata alla fine di una maratona, ma all’inizio di quella maratona chiamata vita. Molte parole potrebbero essere spese, ma i dubbi sui motivi scatenanti rimarrebbero irrisolti e allora si abbassano gli occhi, ci si ascolta e si riparte per dedicare e onorare altri chilometri a noi, a qualcuno o qualcosa, correre fa sentire vivi, mantiene vivi e la vita va vissuta anche correndo.

La quotidianità è metodo, organizzazione e adempimento di doveri, più o meno gratificanti e soddisfacenti a seconda del grado di coinvolgimento che ciascuno è in grado di investire. La corsa può essere un perfetto completamento alla metodicità, all’organizzazione, ma per la carica esplosiva di adrenalina che comporta rappresenta la linfa vitale di un essere cerebralmente attivo. Può sembrare un pensiero contorto, forse lo è, e forte, ma per me rappresenta ciò che sento ogni volta che mi ritrovo la sera ad uscire a correre e rompere la consuetudine dell’uomo comune. Di giorno, il mio corpo riceve milioni di stimoli, li organizza, naviga, li schematizza e li ordina secondo priorità, ma è durante la corsa che si trovano le soluzioni più geniali, le idee più creative, l’organizzazione più flessibile e ottimale, la soddisfazione migliore non solo nell’allenamento, ma anche nella quotidianità.

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Questa sera, drastico cambio di allenamento. Archiviato il Grillo Parlante, per essere stato troppo parlante e poco praticante, siamo passati ad un vero Negrieriero che dovrebbe traghettarci fino all’inizio delle fatidiche 15 settimane, verso metà giugno, dove ci aspetta il Mattatore.

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