Come un bimbo che corre

Correre è un atto naturale, una delle attività che si imparano da piccoli senza troppo apparente impegno mentale. Un bimbo si mette sui piedini, prende coscienza dell’equilibrio, avvia i primi passi nel pieno della sua incertezza, cerca un appiglio per conquistare fiducia nei suoi mezzi, si aggrappa maldestramente alle mani di chi lo accompagna o ai bordi dei mobilio. Solo quando si sente sicuro, si allontana, si lancia verso le sue scoperte. Certo, i primi passi non sono perfetti, i piedi sono ancora incerti, i movimenti macchinosi, ma l’inconfondibile entusiasmo e la sorpresa che il bimbo stesso prova per la novità sono impareggiabili.

Entusiasmo, sorpresa, fiducia e inconsapevole calma. Ok, lo ammetto, forse è la descrizione di un bimbo idilliaco, forse qualcuno con esperienza reale potrebbe dirmi che non fila sempre tutto così liscio. Ma se ci si astrae dal contesto particolare, si eliminano i rumori di sottofondo sono sicura che anche lui provi un po’ di titubanza, un brivido di intraprendenza e di libertà, una libertà incondizionata che fa prevaricare i dubbi, le incertezze per la sicurezza del successo, comunque vada a finire, anche con un capitombolo. Cadere è importante, rialzarsi ancora di più. Forse lo si impara in quella fase. Forse è in quella fase che si capisce se ci si deve arrendere o che le ammaccature, in fondo, non sono nulla, la paura può essere vinta e ci si rialza testardi pronti a riprovare.

Da grandi, ci sono delle componente in più come il timore che cresce al crescere dell’esperienza e della posta in gioco, quasi come se si fosse ignari di tutte le esperienze passate e che i piccoli insuccessi del momento valgano molto di più. Compare l’ansia, un’ansia da prestazione, da ignoto verso il futuro e, ancora, da momentaneo vuoto cosmico e atroci dubbi verso il passato. Compare la convinzione che non sia bene cadere, che la vita debba essere fatta solo di continui scalini con un unico verso di percorrenza: verso l’alto!

Tutto questo non è bene portarlo con se quando si corre. La corsa è un atto liberatorio e chiede la mente sgombra, fiducia piena e mente fresca. La corsa è meritocratica dell’equilibrio interiore. La giornata no priva di equilibrio deve essere identificata, archiviata, come un brutto capitombolo e rimediata. Le ammaccature saranno solo simpatici testimoni del ritrovato slancio e rinnovata fiducia.

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