La Sociologia della Corsa

Chiunque mi conosca come runner sa che i rettilinei non sono il mio forte, ma essendo al mare, non ci sono molte alternative al lungo mare per chi vuole evitare di fare l’aereosol con gli scariche delle macchine. Il programma prevede 18km che su un circuito rettilineo di 7,5 km rischiano di diventare un po’ noiosi, per cui bisogna trovare un’attività per ingannare la mente a non focalizzarsi troppo sulla fatica e i dolorini vari che possono insorgere lungo il tragitto. Sorprendentemente, il sostrato culturale ha offerto sufficienti spunti di riflessione sociologica sulla corsa e le attività marittime dell’italiano medio, da non richiedere sforzi ulteriori. Come in ogni località ci si può ritrovare a correre con le più svariate tipologie di runner più o meno improvvisati.

Mettiamo subito in luce gli esempi eccelsi per poi passare alla parte esilarante. I runner professionisti sono sicuramente il signore che a lato del lungo mare macinava ripetute con un ritmo degno da campionati ufficiali. Lui zitto zitto cheto cheto aveva segnato il suo territorio e sembrava essere inserito in un mondo tutto suo, estraniato dal resto del mondo. Ammirevole!

Già perché intorno a lui gravitavano dei soggetti da sceneggiato socioculturale niente male!

Si può cominciare con qualcuno di veramente sobrio come solo i tedeschi possono esserle nel loro estremo rigore: padre e figlioletto di massimo 12 anni, identica tenuta maglietta e pantaloncini, senza alcuna minima piega o grinza, che incedono a passo lento, sicuro e costante. Sono talmente concentrati a mantenere questo ordine mentale da sembrare robot programmati per correre.

Segue poi il runner che corre per purificarsi dalle notti brave e si riconosce dalla maglietta manifesto: Questa sera non bevo… L’incedere è biascicato come il passo di chi ha un difficile post serata da gestire, ma già pensa alla prossima da organizzare!

Simile è il runner improvvisato che corre con All star o le Stansmith o peggio ancora le scarpe moderne, larghe, indossate senza stringhe. Corre con il costume al ginocchio e, magari, la maglietta con le maniche lunghe…ad agosto! L’andatura è lenta, e fin qui tutto normale, ma l’assenza di scarpe ed indumenti idonei al luogo e alle temperature acuisce la fatica e ogni difetto posturale imponendo anche una smorfia costante di sofferenza sul viso.

C’è il runner tecnologico che non si accontenta dell’orologio con segnale satellitare, di un ipod con cuffiette bianche, no, lui esce solo con cuffie bianche sì, ma della D. Dreher, quelle grandi che insonorizzano dal mondo esterno. La sua corsa è rilassata, perché sembra che sia uscito per godersi la musica piuttosto che sfoderare le endorfine dello sforzo e godersi il paesaggio.

C’è la coppia di amiche che pretendono di prolungare i pettegolezzi da spiaggia mentre una incede con passo sicuro, ma guardingo perché l’amica con i roller balde al fianco è troppo presa dal discorso per ricordarsi anche di seguire una traiettoria tutta dritta!

Infine, la nostra avventura è costellata di piccoli teppisti da strada ancora in erba che si cimentano per la primissima volta con i loro mezzi a ruote, siano monopattini, biciclette con o senza rotelle, e sono talmente concentrati nel superare se stessi che si dimenticano di guardare avanti, oppure si assicurano che il babbo o la mamma che li seguono stiano osservando le loro imprese ignari che il mezzo segua una traiettoria tutta sua se non governato a dovere. In questo modo, il rettilineo non è così noioso, i chilometri scorrono più veloci tra uno zig e zag e l’altro, circondati da persone che, a loro modo, cercano di esprimere se stessi e superarsi! Evviva la diversità!

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