Un conto in sospeso

Avere un conto in sospeso con un percorso che l’anno scorso si è rivelato poco favorevole, significa nutrire un senso di rivalsa e di necessario successo misto ad un timore mai espresso che l’evento possa capitare nuovamente. Fino ad oggi, il lago di Varese è stato il tragitto che ha sancito senza pietà il verdetto dell’anno scorso: Game Over. Quel dolorino insistente al ginocchio sinistro che non ha seguito l’iter normale, non è svanito dopo pochi chilometri, ma si è acutizzato fino a sconfiggere ogni positive thinking possibile, ha minato il rapporto che avevo con quei posti. Quest’anno è indubbio che il mio rapporto in solitaria con la corsa sia un po’ latitante e meno frequente preferendo invece la corsa in compagnia. Una specie di copertina di Linus, un salvagente, una sicurezza in più.

Questa mattina, dovendo fare un percorso tranquillo da 20 km, non ho avuto dubbi: il lungo lago di Varese, ma l’avvicinarsi ed i primi chilometri sono stati sicuramente i più controllati che abbia mai vissuto. La mente continuava a fare rapidi check point: reattività delle gambe alle brevi salite, i polpacci che tiracchiano a causa degli ultimi giorni in montagna, il ginocchio sinistro che ogni tanto punge comunque, il fiato, il caldo…. I primi 5 chilometri, poi la concentrazione per la consapevolezza che fosse tutto a posto e che bastasse crederci. Arrivare al giro di boa dei 10km è stato divertente e gratificante anche perché le gambe hanno cominciato a fare il loro dovere a puntino. Iniziare il rientro un’altra sfida con un attimo di défaillance. Fare un tragitto così lungo al di fuori di una gara organizzata impone ritmi diversi sia per la mancanza di adrenalina, sia perché i rifornimenti di acqua non sono così ben strutturati. Dal 12 al 20 i chilometri scorrono via sempre più velocemente di come si arrivi a contare fino a 10, ma sono stati una pura soddisfazione personale. Il conto è chiuso, ora posso tornare a trovarti lago!!

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