#Estate2013 – Carosello Reloaded

Questa estate ha sicuramente visto il ritorno di un format che, in passato, ha sancito la storia della comunicazione pubblicitaria italiana, ma le cui attività di remake non sono state sufficienti e fortunate.
Infatti, purtroppo, mi trovo pienamente d’accordo con coloro che hanno definito Carosello Reloaded un vero Flop.
A mio avviso, a sancirne l’insuccesso ha influito un contesto culturale estremamente diverso nel quale la versione originale e quella Reloaded si sono trovate ad operare, in aggiunta la fatto che, nonostante, la RAI si sia dimostrata particolarmente entusiasta dell’occasione di un nuovo format e nuovi spazi pubblicitari da offrire alle aziende, gli episodi in onda nel periodo trial estivo, non hanno mostrato nessuna case history per innovativi linguaggi pubblicitari o esperimenti ben riusciti da sancire la piena riuscita dell’esperimento.

La prima versione di Carosello ha vissuto un periodo piuttosto lungo, durato 20 anni dalla prima puntata nel 1957, di fiorente attività e ha giocato un ruolo centrale nella definizione della cultura commerciale italiana, nella creazione di un’immagine omogenea della cultura italiana, per non tralasciarne il ruolo linguistico grazie al quale non soltanto si è diffuso un’uso comune della lingua, ma sono state ideate, in modo creativo, alcune delle frasi più celebri dell’attività pubblicitaria italiana. Carosello è stato creato dall’Italia per un paese che stava lottando per uscire da un periodo di povertà, ristrettezze estreme, un periodo nero in cui l’attitudine commerciale della popolazione era estremamente arretrata rispetto agli altri paesi europei limitrofi. Il nuovo format, allora, ha subito fatto breccia nella vita degli italiani che necessitavano di un mondo fiabesco, dorato in cui identificarsi, in cui credere e grazie al quale divertirsi, scoprire il divismo del mondo mediatico. Il linguaggio utilizzato portava in scena alcuni stile fino ad allora propri del mondo teatrale adattandosi perfettamente ai dettami una cultura aziendale molto puritana e avversa nei confronti dell’invasione pubblicitaria.

Delineato questo quadro, è palese come il contesto moderno all’interno del quale la versione reloaded si trova ad operare e per il quale il gusto revival non basta a giustificare il ritorno di fiamma per un format che non ha niente a spartire con il mondo mediatico estremamente diversificato ed informato in cui il consumatore italiano odierno vive quotidianamente. Inoltre, il retrogusto revival può essere colto da una compagine di popolazione che si sente già sufficientemente distante dai nativi digitali così come dalle generazioni appena precedenti per cui l’adozione di un linguaggio così radicato nel contesto culturale passato, sebbene abbia destato iniziale curiosità, si trova comunque distante e rischia di sancire l’arretratezza della comunicazione pubblicitaria italiana.

Nel passato, Carosello metteva in scena cartoni animati alternati a passo uno, ovvero scenette in cui personaggi in 2D creati ad hoc e divenuti protagonisti indiscussi della scena facevano divertire il pubblico con le primissime gag seriali, oppure film dal vivo attraverso il quale i personaggi teatrali o cinematografici più illustri del momento potevano intrattenere, avviare il ruolo di testimonial e definire il loro ruolo di personaggi mediatici autorevoli e poliedrici.

Carosello Reloaded finora ha il merito di avere introdotto un nuovo formato, in termini di lunghezza, con il quale gli addetti ai lavori si devono rapportare. Purtroppo si è perso il gusto del format iniziale: manca la reason why che detta la struttura suddivisa in due tempi (narrazione e codino commerciale) per cui, per esempio guardando questo episodio Link, Wind decide di infrangere la regola basica aggiungendo il logo in sovrimpressione in alto a sinistra dopo pochi fotogrammi; i cartoni animati in 2D sono semplificati e mancano di un forte messaggio per cui la resa grafica viene ulteriormente penalizzata da un modello di comunicazione che sembra totalmente inadeguata al pubblico moderno, è il caso di Eni, in cui la totale semplificazione annienta il messaggio finale e l’identificazione del brand viene lasciata solamente all’iconico cane a sei zampe; i rimandi più o meno espliciti con le comunicazioni pubblicitarie storiche risultano estranei al pubblico e amalgamate in modo frettoloso con gli spot moderni del marchio, come il caso di Ferrero, in cui l’impiego di Jo Condor e il gigante buono, sembrano essere completamente scissi dallo spot con cui Nutella colora il risveglio del mondo sulle note di Pavarotti; infine, ci sono marchi che si sono limitati a dilatare i tempi di conversazione con il pubblico senza alterare la struttura del messaggio pubblicitario adattandolo al format di Carosello, come ad esempio BMW con Mini Il tutto è condito da un siparietto/sigla che sancisce l’inizio e la fine della puntata così come dei singoli spot, ma il tentativo di ricalcare la forma originaria e lo stile iconico utilizzato aumentano il carattere revival e sfuocano le attività di remake che sono state apportate.

Rimane comunque la curiosità di scoprire, a partire dal 15 Settembre, quali accorgimenti sono stati presi in considerazione in seguito alle numerose critiche avanzate o se la RAI rimane ferma nel suo atteggiamento entusiasta e positivo nei confronti di questo esperimento finora non molto riuscito.

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