I nuovi Limiti

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Sfiorare i propri limiti, intravedere orizzonti nuovi, toccare il cielo con un dito ed immettere nelle vene una quantità inestimabile di un mix esplosivo: endorfine, adrenalina, soddisfazione e voglia di farcela! Questo è stato il test misterioso di mercoledì sera.

Misterioso perché tosto, anzi tostissimo, tanto che avevo scelto di non sapere cosa mi riservasse, certe volte meglio ignorare! Tosto perché ci aspettavano 3 km, da percorrere ad un ritmo poco superiore alla propria soglia, ripetuti per tre volte ed intervallati da 4 minuti di recupero (riscaldamento e defaticamento ormai sono scontati!). Teatro dell’impresa: il perimetro esterno dell’Arena di Milano, ultime ore di luce, quella luce fioca di settembre e l’aria che si fa frizzante. Giornata pesta al lavoro, di quelle che vorresti non aver mai vissuto, di quelle che “Forse non alzarsi sarebbe stata la scelta ottimale!”. Confusione totale sul futuro, le scelte, il lavoro, la frenesia, la stanchezza, le ferie finite…..“No, ora sono qui ed almeno questa cosa la voglio fare bene!!” Questa una delle sorprese: nonostante avessi capito che non sarebbe stata una passeggiata, non ho mai pensato di voler cedere! Concentrazione massima. Ancora una volta devo fare un inno alla forza mentale. È inutile, è lei che smuove il tutto.

Il primo impatto è stato decisivo per prendere confidenza sul significato della distanza: “come sono quantificati 3 km? 4 giri”, della velocità: “qual è il ritmo della respirazione? Impegnato, ma gestibile” sulla durata dello sforzo: “una manciata di minuti infinitamente più lunghi del recupero, ma assolutamente più corti di un lungo!” Con questi pensieri e check point la prima tranche è letteralmente volata. Un po’ di acqua e via, si riparte.
Il secondo impatto è stato dettato dalla concentrazione: mio è il sentiero di beole, non lo mollo perché cambiare terreno mi distrae. Resto qui e diventa quasi una partita a scacchi con gli altri runner che come me hanno dato al tracciato un compito molto importante: ritmo e costanza per 4 piedi che si muovono. Quel fiatone che viene, ma che non fa paura, perché basta ritmarlo, tenerlo focalizzato sull’obiettivo e non confonderlo mai. Alla fine, mi sembra di aver rallentato troppo, ma scopro che non è così drammatico. Quattro minuti, mezzo giro e via, si riparte.
Il terzo, infine, la fiducia in chi ormai ti conosce come runner più di te stessa, che è entrato nei meandri della mente molto tempo prima di te, sa come scardinarli al momento giusto e che ti traghetta là dove credi che siano i tuoi limiti e dove scopri, invece, solo traguardi e obiettivi. Quelli sono i nuovi limiti, i nuovi obiettivi a cui ambire. L’ultimo chilometro e mezzo quell’attimo di cielo sfiorato. Le gambe cominciano a farsi sentire, il respiro è costante ed il Mattatore che mi ha affiancata dalla seconda tranche e non mi ha più mollata mi dice: “Sei stanca?” ed io “Si” , “Ti fidi di me?” “Si” “Allora da adesso accelera”, il passo, riacquista velocità, la mente ed il fiato che viaggiano all’unisono come un mantra che ripete: “ce la posso, ce la devo, ce la voglio!!”

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