Voltarsi a guardare indietro…

Il giorno della consegna dei diplomi del Master, tra i tanti discorsi che si fanno agli studenti per congratularsi e spronarli a credere nel futuro e dare tutto se stessi per inseguire gli obiettivi per cui si è studiato, c’è stato il discorso del Prof. Busacca che si è distinto per averci detto: “Ogni tanto ricordatevi di guardare indietro il percorso che avete fatto!”.
Un contrordine, una tendenza opposta, un’inversione di marcia, ma non per tornare indietro o evitare di vedere i problemi imminenti. Al contrario, è stato un modo per ricordarci di voltarsi a vedere e riconoscere la strada compiuta, valorizzare i progressi e rinforzarsi attraverso i propri successi. Una catarsi momentanea per essere fieri di se stessi, tirare un sospiro di sollievo nell’illusione che il peggio sia già passato. Vedere il bicchiere mezzo pieno, la strada compiuta fino a quel punto, ed evitare di vedere esclusivamente la parte del bicchiere che rimane vuota, la strada ancora da percorrere.
Negli anni, questo consiglio è tornato alla mente nei momenti più opportuni, quando guardare il tratto di tragitto già percorso ha permesso di rinvigorire la forza di stringere i denti ancora un po’ per guadagnare un altro traguardo. Esattamente come ieri sera, quando rincasando da un fartlek estroverso e fatto a sensazione, il pensiero è diventato più lieve dei giorni scorsi, la consapevolezza che tutto possa essere sistemato è tornata a farsi sentire e la mente ha fatto un volo pindarico agli esordi sportivi, quando il programma era una tabella della rivista Correre e il tratto più lungo di corsa era calcolabile in minuti, quando il giro del parco era “Un bel traguardo!” e i 10 km era la gara lunga conquistata dopo quasi un anno di fatica. Eravamo pivelli, così come possiamo esserlo un domani per le nuove avventure. Si cambia in fretta e ci si forgia sulle esperienze che la vita ci propone, bisogna solo scegliere di cogliere le occasioni e viverle intensamente! E questo vale in ogni campo!!
Ora mancano solo 6 settimane, fino ad oggi nel mese di settembre abbiamo 161 km nelle gambe e bisogna finalizzare con i lunghissimi, mantenendo lo status quo fisico. Iper attenzione a tutte le giunture, i tendini e ogni muscolo, il ricordo dell’anno scorso…è dietro l’angolo.
Ieri sera allenamento a sorpresa con sharing dello scettro del Mattatore: lui dava lo start ed io lo stop. Il fartlek a sensazione prevede, infatti, di gestire la durata e la velocità dei tratti veloci e di quelli a riposo basandosi esclusivamente sulla sensazione di affaticamento. Un piccolo dono, per accorgersi ancora una volta del fiatone che non esiste, che la velocità con le gambe affaticate è sostenibile e che è estremamente necessario imparare a gestirsi per non partire a razzo!!

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