E poi? Cosa c’ è dopo?

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In quinta liceo, nel mese di maggio, in alcuni casi ci si trova a dover fare i conti con un mix di emozioni completamente contrastanti tra di loro che ti lasciano un attimo spaesato. Si è contenti perché quello che si considera un “incubo” sta per terminare e questo può far assaporare la libertà, si è spaventati dall’esame di maturità e si prova ansia su tutto quello che si sente dire o che viene detto di quei fatidici giorni degli scritti…per non parlare dell’orale, ma ci si tranquillizza escogitando tutti i modi più ingegnosi per farla franca anche questa volta!! Si è elettrizzati per il nuovo mondo universitario o lavorativo, un mondo da grandi finalmente, ma che potrebbe nascondere delle insidie, delle delusioni, delle preoccupazioni o delle problematiche che ancora non conosciamo e che il solo pensiero ci fa dubitare almeno per un attimo di non essere in grado di affrontarlo. Allo stesso tempo si è spavaldi, inconsapevoli e pieni di speranze, di sogni per cui ci si culla all’idea che tutto potrà andare come ce lo visualizziamo, ignari del fatto che la vita, forse, ci porterà a fare cose che neanche possiamo immaginare! Si è titubanti per la scelta presa, la prima da grandi, la prima che può dare una piega alle pagine successive della vita, ma ancora ignari che da lì in poi ogni scelta costituirà, nel suo piccolo, un salto nel vuoto.

Questo mix di sensazioni è molto simile a quanto mi ha sorpreso ieri sera durante lo stretching. Di rientro dall’allenamento, 10 km percorsi in progressione, stavo constatando la capacità di recupero dei muscoli che dopo il lunghissimo di domenica, ieri sera non sembravano avere nessuna voglia di rimettersi a correre e per i primi 5 km si sono ostinati a fare di tutto in loro possesso per farmi cambiare idea e abbandonare il campo, ma al sesto chilometro hanno gettato la spugna e si sono messi a fare il loro lavoro a dovere fino allo sprint finale, regalandomi ottime sensazioni. Appunto durante lo stretching, mi si è insinuato un tarlo, quello stesso tarlo che si insinua verso la fine di esperienze intense, gratificanti che hanno richiesto sforzi, lotte, ma che fanno crescere e lasciano un bagaglio inestimabile di esperienze e che, nel bene e nel male, rappresenta, qui e ora, il tuo nido, la tua vita. Contenta, iper contenta per la preparazione e la forma fisica, affrontare questa avventura in queste condizioni ha tutto un altro sapore rispetto all’anno scorso. Manca poco, pochissimo, quindi timore di farsi male, di fare qualche passo falso o dell’arrivo di qualche ondata anomala di mal tempo…ma in quel caso, sarebbe proprio il destino a giocare un colpo gobbo!! Incredula perché anche dopo aver sentito il bip che scoccava la fine dei 36 km mi sono chiesta: “Ma li ho corsi tutti veramente??” Quindi credo che solo l’indolenzimento muscolare post maratona potrà regalarmi un segno tangibile dell’impresa. Emozionata per l’avvicinarsi di un sogno, un’idea pazza che mi ha domata, regolata ed insegnato tanto sulla forza di volontà e la capacità di crederci. Timore del dopo. Non perché voglia cambiare sport o perché voglia gettare tutto via…forse perché la mia mente si è abituata ormai ad avere un obiettivo a lungo termine, forse perché l’adrenalina è stimolante, forse perché non si vuole abbandonare quel proprio quel mix di sfida, lotta, riconferma o disdetta per poi ripartire. No, solo la certezza che non verrà ceduto il campo, solo la certezza che il nido, in qualche modo verrà ricreato, riesce a sedare un po’ la malinconia. Dopo tutto, sarà di nuovo un altro salto nel buio!!

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