La scelta

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Non si poteva aspettare oltre. Era domenica, erano 2 settimane, c’era il sole e a quell’ora solo due settimane prima l’alba non era ancora cominciata e stavamo vestendoci per la Nostra Gara. No, bisognava festeggiare. No, la tosse non se ne va da sola, bisogna incentivarla, farle capire che qui si è fatto sul serio e che, sul serio, si vuole continuare! La sua evoluzione sarà quella che le imporremo noi e non il contrario. Si è già presa troppo tempo!

Optiamo per una ripresa del tutto casalinga al parco di Legnano, riprendendo usi e costumi di due runner che hanno alle spalle mesi intensi, un’avventura strabiliante, ma che non si dimenticano da dove sono partiti e le fatiche, gli improperi, le sconfitte e le piccole conquiste che quel parco ha registrato in religioso silenzio. È piccolo, raccolto e la domenica fin troppo affollato. II percorso dopo qualche giro ci annoia quindi Nik gioca cercando di identificare nei diversi passaggi del parco i passaggi cruciali del percorso della maratona: la salitina è il Queensboro bridge locale, il rettilineo in fondo al parco la First Avenue legnanese, il sentiero tra gli alberi i diversi quartieri di Brooklyn. Non è di certo la stessa cosa….mancano giusto un paio di dettagli!!

I muscoli si sono risvegliati di buon umore e nonostante abbiano passato i primi tre chilometri ad interrogarsi e ad interrogare il cervello su cosa stesse succedendo, hanno ceduto quasi subito allo spasso e, a dire la verità, alla tentazione di qualche ripetuta in salita. In tutto, 10 chilometri che non saranno molti, non sarà corretto, ma è la distanza che ci permette di riprendere il contatto con la realtà di runner e di capire quanto sia mancata nella vita di questi giorni la scuola corsa.

In settimana, mi è capitato di sentirmi chiedere quale sia stato l’esatto momento in cui da una corsetta domenicale o settimanale abbia sentito la voglia di spingermi fino alla Maratona o ancora prima e, ancora più importante, il momento in cui la voglia di correre abbia prevalso la fatica. Mi rendo conto che la curiosità maggiore, per le persone che non corrono o che lo fanno saltuariamente, sia quella di decodificare il meccanismo diabolico che si innesca e soprattutto scoprire il “Quando” tutto ciò si inneschi per capire se continuare a lottare o abbandonare ogni arma convinti che per loro quel momento non potrà esserci. Mi sono impegnata, ma se ricordo nitidamente la sensazione di stanchezza che provavo le prime volte che uscivo e la sensazione che i polmoni prendessero una forma umana per frenarmi da questa attività barbara, non riesco ad individuare il momento esatto in cui il piacere di correre abbia prevalso e sia stato decisivo per tutto il resto. Davvero, credo che non ci sia un unico momento, ma che si tratti di una continua evoluzione, un rapporto vivo tra due persone che devono imparare a convivere. La corsa da tanto, ma è altrettanto esigente. Ti insegna la pazienza che non hai, perché i risultati li vorresti vedere subito. Ti lascia emozioni forti in momenti in cui bruceresti il mondo per una giornata lavorativa andata male. Mitiga le manie di grandezza ricordandoti, a sorpresa, che non esiste confort zone e che non esiste risultato senza sforzo. Ti fa conoscere amici nuovi, ma ti ricorda che il vostro è un legame diverso. Ti infonde senso di fiducia e speranza ogni volta che conquisti un tassello, ma se ti siedi guai a te! Ti sprona ad andare oltre te stesso perché solo li e solo tu sai che ce la puoi veramente fare!

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