La spintarella – l’unione fa la forza!!

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Ci sono momenti della tua vita in cui per quanto tu sia convinta di qualcosa, per quanto tu possa sentirti entusiasta, hai bisogno di una spinta, hai bisogno del La per sincerarti che tutto sia in sintonia prima di lanciarti. Tu sei pronta, vestita motivata, ma c’e qualcosa che non riesci ben ad identificare che ti blocca, che ti tiene in attesa, sospesa. Ecco, questo è quello che mi è successo in queste ultime settimane. Per quanto le uscite sporadiche mi abbiano davvero divertita e riavvicinato con entusiasmo alla corsa, la routine del runner costante, implacabile, l’agenda ossidata del martedì, giovedì, sabato e domenica tardava a ristabilirsi. Ci sono stati martedì di corsa, ma i giovedì erano infiniti giorni inglobati dal lavoro, da visite inaspettate, da altre cose che si sovrapponevano. Ci sono stati sabati apatici, ma densi, quasi iperattivi di visite, chiacchiere, mal di testa, commissioni, cose che ti occupano il tempo, aumentano l’ansia del tempo che passa senza lasciarti un senso. Ci sono state domeniche di corse al parco in orari strampalati seguiti da pranzi che sembravano merende. È passato novembre.
Periodi come questi ti fanno fare due serie di considerazioni: la prima è che se fossi nata del genere animale sarei stata sicuramente un animale da letargo; la seconda è che tutte queste cose senza senso continuano all’infinito ad inglobarti se tu non di lanci, non ti sbrighi e cominci a ricostruire l’agenda del runner. Niente capita per inerzia.
La mia spinta questa volta è stato il battesimo degli skulls al Montestella giovedì. Il primo allenamento serio, senza marito per di più dopo La Corsa. L’allenamento un Fartlek collinare di 15 sessioni da un minuto precedute da 20 minuti di riscaldamento e seguite da 10 minuti di defaticamento. Mi sono accodata al gruppetto che ha prediletto un collinare basso (il coach non è stato molto contento di quest’ultima scelta, anche se abbiamo poi cercato di fargli notare l’effettiva presenza di un paio di variazioni di pendenza…esigue, ma presenti:-)). Fin dal riscaldamento, mi sono accorta che il ritmo fosse sostenuto, ma continuando a prediligere la corsa a sensazione, non avevo modo di constatare la velocità. Il mio unico obiettivo era quello di non mollare il gruppetto. E così ho fatto anche quando sono cominciati gli intervalli di minuti veloci. I minuti veloci erano veramente veloci per i miei standard, ma il minuto di recupero mi permetteva di riprendere fiato e ripartire. Il supporto era dato anche dalle ragazze che dettavano il ritmo, che mi incoraggiavano dicendo ce l’avrei fatta a stare con loro. Un’ottima sensazione, un’attività di sprono naturale supportata dal sentirmi veramente a mio agio ed un ritmo veramente insperato tenuto fino oltre la metà delle ripetizioni. Ho ceduto alle ultime 5 lasciando però uno scarto quantificabile a meno di 100 metri. Grande soddisfazione, per essere il primo e per corroborare la tesi che basta lavorarci ed in più…. l’Unione fa la Forza. Un’unione nuova che non comporta ancora confort zone, come quando si corre con il Mattatore, e quindi spinge ad andare oltre i propri limiti e che promette ottimi risultati!!
Ieri, di riflesso, 12 chilometri in corsa progressiva, terminata con gli ultimi due chilometri corsi sulla soglia dei 5″/km. La sera è arrivato il programma e come per magia la settimana ha ricominciato a riprogrammarsi di conseguenza senza se e senza ma, senza costrizioni, ne vincoli. Una necessità inespressa che ha trovato la sua collocazione.

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