Tutto passa…e al di là della stanchezza…

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Tutto passa. Tutto ha un termine e nel momento in cui si attraversa il lato più oscuro non bisogna disperare, gettare la spugna, ma è forse il momento in cui bisogna essere più realistici ed obiettivi, analizzare le cause e rimboccarsi le maniche per ritrovare la curva ascendente. Perché c’è, se ci crediamo c’è ed è molto più vicino di quanto si possa pensare.

Incute timore vedere un uomo mettersi tutto quel peso sul petto e mi fa pensare che niente è impossibile. Quant’è bello sognare. Ma i sogni, dico a Gil in uno dei nostri momenti di pausa, sono dannatamente stancanti.
Lui ride.
Non ti posso promettere che non ti stancherai, risponde. Ma sappi questo. Ci sono un sacco di belle cose in serbo per te al di là della stanchezza. Stancati, Andre. È li che conoscerai te stesso. Al di là della stanchezza.

In queste settimane il lavoro, l’inverno ed altri impegni hanno sviato la mia attenzione e la mia concentrazione dalla corsa. È inutile nascondersi dietro un dito. Ho corso, ma poco e quel poco…male. Domenica mi sono lanciata in un lungo di 20 chilometri a digiuno da 7 giorni, a digiuno da lunghi da 15 giorni nel frattempo neanche un allenamento tecnico. Un disastro. Ma nonostante questo, domenica mi sono sentita spavalda, fiduciosa. In una parola….un po’ incosciente! Ricompattato il trio femminile. Graziate dalla pioggia , che solo poche ore prima sembrava voler imporci una brutta punizione, siamo partite alla volta di Gaggiano con un ritmo più o meno costante di 5.40. Partiamo sempre con l’idea di una costante, ma poi c’è sempre il cavallo impazzito che deve essere tenuto a bada, rallentato a dovere, per cui anche domenica non sono mancate le briglie corte per tenere a freno l’entusiasmo del momento. Fino al 13 chilometro circa tutto sembrava andare per il meglio. Nessun sentore, nessuna stanchezza, poi all’improvviso un blocco. Le gambe pesanti che non reagivano allo stimolo della testa. Un’ultimo sprint per riprendere la distanza, ma niente da fare: le gambe non rispondono. Il cronometro è implacabile testimone e comincia a registrare un rallentamento inesorabile. Neanche la musica ha fatto il miracolo. La testa urlava: “Reagite! Muovetevi!” Le gambe erano sorde a qualsiasi stimolo. Ho saltato la sosta acqua convinta di poter recuperare abbastanza autonomia ed efficienza per accodarmi una volta mi avessero raggiunto, ma niente! La stizza, l’istinto alla rabbia. Ma non c’è niente per cui arrabbiarsi se non riconoscere di dover riconsiderare le proprie priorità.

Cosa c’e in gioco? Molto! Quindi? Enumerale? Imprimile chiaramente nella tua testa. Scolpiscile e dedicaci il tuo tempo più prezioso. Respira. Tutto passa. Ora respira. Ritrova il passo e porta a termine ciò che hai cominciato al meglio che puoi. Non disperare ed incanala le emozioni in modo positivo.

Come è saggia la mente a volte….

E come è combattiva e competitiva con se stessa a volte… La scelta è stata fatta. Bisogna lavorare. Ieri sera pioveva a dirotto, ma di non correre non se ne parla. Testa bassa, imbacuccata tra il cappellino e la bandana è la sfida. Nessun giudice implacabile. Nik mi ricorda i chilometri e mi ammonisce sul passo…5.19, 5.20…5.09 all’ultimo chilometro, mi chiede di rallentare perché ha gli occhiali appannati…ma sa che la mia risposta non giungerà, non ci sono, sono a combattere contro il Mio drago.

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