La prova del Bis

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Paula Radcliffe, regina indiscussa della Maratona, “è pronta ad abdicare, ma a modo suo.” Queste parole mi hanno sorpreso ieri sera mentre stavo cercando il modo per descrivere la mattinata di venerdi. La regina… Colei che ha fissato un record che resta ancora indiscusso, lei che si allena duramente nel sud della Francia pur di non sentire il male degli arti inferiori, dove vede, comunque, svanire il sogno dei giochi olimpici nella sua città, lei che ha subito un’operazione mentre qualcuno, nella sua Londra, cercava di espugnarle il titolo. Sempre lei che ci ha messo 10 mesi per ricominciare a correre…non smette neanche ora di sognare di uscire di scena a modo suo…correndo!
Un caso che nel giorno dedicato alla donna leggo di lei in un momento in cui vorrei gettare tutto per ricostruire perché niente mi sembra come debba essere….non so secondo quale regola oscura! Leggo di lei il giorno dopo aver fatto una corsa speciale, di quelle che ti fanno scoprire che niente è come appare.
“Facciamo un progressivo. Andiamo a Trenno e torniamo indietro.” “Ok.” Cominciamo a correre, il cielo è terso e finalmente c’è una seconda possibilità al bel tempo senza che si vedano all’orizzonte delle nuvole minacciose. Nonostante le gambe sentano ancora i benefici dell’allenamento della sera di giovedì, riesco a stare attaccata al coach. Mi sento bene, non ho la minima idea della velocità se non il mio respiro che dopo i primi chilometri si stabilizza. Guarda che sei tu che stai andando più veloce di me! “Neeee, non è possibile.” “Stiamo andando bene!” Il parco di Trenno è sempre un terno al lotto. Ho capito che la struttura non è poi così contorta come le continue svolte del sentiero vorrebbero farti pensare, ma non so se riuscissi ad uscirne senza perdermi!! La salita a schiena di mulo, che per me e Nik rappresenta il Queensboro bridge di Milano, arriva puntuale all’ottavo chilometro e non sembra fare tutto il danno temuto. Continuo a correre, ma il ritorno alle Cave mi trova affaticata, ma anche concentrata sul next step: decimo chilometro da fare con ritmo accelerato. “Al massimo scoppi e se scoppi, non succede nulla!! ” Io so dove sia la fine di quel chilometro: i nanetti. Devo arrivare lì! Sono stanca? Certo che sono stanca, ma questo non mi preclude di accelerare e seguire pedissequamente il programma. Arrivo quasi ai nanetti, al bip della fine del decimo chilometro…e non scoppio! Alla fine, il resoconto chilometrico mi fa pensare che non ho proprio la percezione di quanto stia facendo e a quale velocità. Questo può essere un bene, nel continuo spronarmi a dare di più, ma un male se viene valorizzato solo il bicchiere mezzo vuoto. E allora è qui che sta il trucchetto…tenere la barra dritta e ridimensionare il tutto, anche, eventualmente, un fallimento che poi non lo è, se razionalizzato nel contesto. Ma soprattutto…non aver paura di soffrire, di scoppiare, di non farcela perché se anche dovesse capitare…si può sempre ricominciare da li per andare oltre e quel muro non finisci per temerlo, ma per ambirlo…per scontarti e spostarlo più in là. Da oggi la stanchezza deve essere il primo sintomo mentale…da ignorare, cambiare ritmo, passo e involarsi verso il muro! Quanti muri avrà affrontato una come Paula Radcliffe?

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