MilanoCityMarathon – Enjoy Milano

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#chocolatemoment #6bis: tagliare il traguardo con 30 chilometri nelle gambe dopo aver sperimentato per la prima volta la carica di adrenalina che solo l’incoraggiamento all’altro può dare. Dare quel che si è ricevuto molte volte, forse troppe, mi ha aiutato ad annullare la stanchezza, ad avere la responsabilità dell’altro e di volerlo accompagnare fino al traguardo! Ciliegina sulla torta? Fino a qualche mese fa, ci sentivamo alieni in terra straniera, scrutavamo nella folla visi amici speranzosi di poter condividere. Oggi 30 chilometri sono sembrati comunque tanti, ma è stato emozionante scorgere nella folla visi amici, incoraggiarci a vicenda e fare di tutto per farci notare. Un sorriso, un nome anche solo uno sguardo può fare molto per influenzare il tuo stato d’animo mentre corri e dare alla giornata un gusto unico!! Grazie Skull!!

Ma andiamo con ordine!! Siamo già a 6 e un countdown di 7 settimane al traguardo!!
Domenica giornata calda, forse fin troppo calda per iniziare a correre un lungo alle 11 inoltrate. La pigrizia mattutina nei primi chilometri si fa sentire, insieme al fatto di partire quasi da fermi. Il percorso della seconda tranche delle staffette la conosco molto bene, ormai, è la terza volta che mi ritrovo a partecipare e sempre questo tratto. Milano da questo punto di vista non sembra neanche la stessa, fino al cavalcavia che mi fa gustare la vista del Montestella e l’inizio di corso Sempione con il suo arco che si staglia trionfante in fondo ad una via tanto odiata per il suo pavé e per la sua indefinibile lunghezza!! L’arrivo alla stazione centrale arriva in un attimo. Io e Nik ci scambiamo il testimone in modo simbolico. Scorgiamo nella folla degli amici, il clima dei cambi è inebriante, ti carica di adrenalina, hai l’istinto ad accelerare, a dare il massimo anche se sai che non finisce tutto in pochi chilometri. Il clima dei cambi può essere pericoloso, ma è una manna in una città dove il milanese si sforza di incitarti, sorridere e farti sembrare meno solo…ma forse solo quando ha parcheggiato il suo SUV direttamente sotto casa e ha finito di lamentarsi per l’ennesima (ma quale?!??!) domenica a piedi.
La terza tranche della staffetta è tutta da scoprire. Dopo Viale Maino nei due sensi di marcia, ci si addentra nel centro di Milano. Immensa sorpresa nel vedere il Duomo stagliarsi imponente sul cielo azzurro e la gioia di corrergli intorno ed essere invasi dall’incenso, sotto gli occhi attoniti dei turisti italiani e non che sembrano essere sorpresi di scoprire che anche Milano abbia una sua Maratona!
Evitiamo, per favore, di chiedere almeno in questo caso: “Ma quanto è lunga quella di Milano??” Curiosità insolita ma pur sempre costante di chiunque ascolti il racconto di una maratona!!
Correre così vicino al Duomo acuisce il senso di straordinarietà forse perché è uno di quei luoghi che non si considerano fattibili, quei luoghi off limits che non osi neanche sognare per non depauperare. Ma non è così, la gioia è quasi celebrata e ufficializzata dall’avere un testimone così imponente!
Dopo la vista del Duomo e piazza la Scala, mi sono persa in un dedalo di strade che non conosco ancora molto. Il pavé diventa scivoloso a tratti ed il caldo comincia ad essere debilitante visto che anche le spugne scarseggiano. Qualche volontario apre gli idranti e innaffia direttamente la folla per regalargli attimi di sollievo. Il terzo cambio arriva quasi provvidenziale. Un’altra iniezione di adrenalina e di voglia di riuscirci. Facce amiche, sorrisi e Alessandra che ci affianca desiderosa di fare gli ultimi chilometri insieme. Mancano 8 chilometri e 20 sono già nelle gambe. La stanchezza comincia a farsi sentire, ma vengono in mente le parole del coach dopo la Stramilano:“La stanchezza è normale, ma non viene tutta in un colpo e non è debilitante in modo immediato. Bisogna imparare a conviverci!” Ok, proviamoci, d’ora in poi dovrà diventare la routine domenicale!! Nik accusa un dolore al piriforme. In alcuni punti decidiamo di procedere camminando per cercare di stendere ed alleviare il dolore. Otto chilometri possono essere brevi, ma anche lunghissimi. Imbocchiamo per l’ultima volta Corso Sempione e sono quasi certa che Nik desideri ritirarsi all’arco, ma con una smorfia scrolla la testa deciso. Corriamo e metto a freno la mia solita voglia di volata verso il traguardo, perché provo un’inestimabile sensazione di benessere a controllare la velocità per ricordare che sia solo Testa e Cuore. Il muscolo che duole non esiste veramente, la testa, se vuole, può dimenticarsene momentaneamente. 1 chilometro. Solo testa e cuore. Bisogna volerlo. Viene la pelle d’oca ad incitare qualcuno quando le tue stesse gambe sembrano pezzi di legno. Avevo sempre provato il contrario, ad essere incitata in momenti di crisi, ma paradossalmente il beneficio che ne si trae è esponenzialmente più potente e duraturo nel dare che nel ricevere. Una legge umana molto semplice, ma che nella quotidianità si rischia di dimenticare. 350, 200 metri. Solo testa e cuore. Il traguardo è li, voglio sentirti urlare che ci vuoi arrivare. Lungo l’ultimo tratto altre facce amiche che ci incitano a portare a termine i nostri compiti. Forti questi Skull, hanno invaso la città disseminando sorrisi e presenze lungo tutto il percorso. Non si è mai soli nella corsa…anche in una città poco ospitale come Milano!! Well done. Compito assolto e cottura perfetta per tutti e due!!

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