Pasquetta #runforboston rocks!!

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We will never yield.
We will never cower.
America will never ever ever stand down.
We are Boston.
We are America.
We respond, we endure, we overcome,
We own the finish line.

Ad un anno esatto dall’attacco ai maratoneti di Boston, oggi la città era pronta a celebrare nuovamente la vita, la passione per la corsa e la capacità di combattere che si esprime attraverso ogni atleta, ma anche attraverso ogni singolo cittadino. Boston Strong. In pieno stile americano, le celebrazioni per la commemorazione sono state numerose e sontuose. Tra tutte è stato impossibile non notare questo videoed annotarsi le parole finali. Parole che si applicano al caso particolare, ma risultano particolarmente calzanti anche per il singolo maratoneta. Noi non cederemo, non ci faremo piccoli sotto la pressione, noi non ci ritireremo. Noi rispondiamo, resistiamo, superiamo ma soprattutto possediamo la finish line. Un ottimo incitamento per l’allenamento della giornata di lunedì. Il filmato è girato in loop, finché le parole non sono state registrate nei meandri della mente.

Lunedì di Pasquetta, giornata terribile. Di così uggiose ne ho viste veramente poche! Tra le tante persone che forse si sono ritrovate con il naso attaccato al vetro delle finestre per capire bene cosa poter fare…..c’eravamo anche noi! Intenti a capire con quale forza d’animo, con quale piacere intrinseco ci saremmo potuti avventurare a fare 32 km previsti dal programma, sotto una pioggia così battente! L’idea di bigiare? Sarebbe inutile mentire dicendo che non ci sia passata per la testa questa idea, ma ci assaliva di più la rabbia mista all’ansia della scadenza. I parenti che ci chiamavano per convincerci a desistere…..Piove troppo….poi ti ammali e domani dovete tornare al lavoro… mamma mi posso ammalare anche quando fa caldo! No, se piove così forte è peggio. Più insistevano e più ci convincevamo che ancora una volta avremmo dovuto crederci noi e basta. Solo la nostra convinzione avrebbe potuto farci uscire di casa! E poi “Se il giorno della Maratona piove cosa facciamo, non la corriamo? Quindi, fuori!! “Dopo tutto, c’è poco da scherzare…..manca poco più di un mese!!

Al chilometro zero del naviglio la pioggia si è decisamente affievolita, ma a parte lo sparuto gruppo di affezionati Running Skulls ci sono ben poche persone in giro. Peggio di noi, credo possano stare solo i ragazzi che sono intenti a fare gli allenamenti di canottaggio: acqua sopra, acqua sotto i piedi e se non stai attento ti capotti e hai acqua da tutte le parti! La partenza è blanda perché teniamo monitorato la fitta di Nik al piriforme che sembra essere gestibile. Il percorso è semplice e lineare, tutto dritto come non piace a me. Anche se è vero che se una cosa non ti piace, a furia di farla e rifarla…alla fine riesci anche a trovarne dei lati positivi. Mentre corro mi accorgo che la mia mente si è impressa dei punti di riferimento per segmentare il percorso a modo suo: l’ospizio, poi il parco con il ponte verde dove eventualmente c’è una fontanella ristoratrice, il rudere industriale all’angolo sul quale fantastichiamo un ristorante, gli orti, il campo da calcio, il ristorante all’angolo che nasconde la salita, la sede dell’acqua e sono 6,5km, la campagna ancora gli orti fino a Gaggiano e sono 10km. Per un attimo il dubbio se fare il ponte o meno, tornare verso la partenza e magari fare avanti e indietro. Con un tempo così se si torna allo zero, difficilmente ti viene gana, come direbbe Montalbano, di ricominciare. Meglio proseguire. Ma dall’altra parte…più vai in là, peggio è se poi qualcuno ha una crisi e bisogna tornare….“No! piove, siamo madidi, ma andiamoci a prendere questo muro, facciamo il ponte!” La pioggia non è più tanto debole, a tratti viene battente come la mattina. Sul ponte ci sono folate di vento che per attimi ti fanno realizzare quanto siamo bagnati! Se dovessimo fermarci a camminare sarebbe la fine. A tempi alterni controllo le mani se si possono muovere o se sono congelate come una stoica Stramilano del 2013. Dall’altra parte del naviglio si è in aperta campagna, il paesaggio è decisamente più monotono. E la mente lo conosce solo per il ricordo dei 36 chilometri di ottobre. Da allora, il ponte è stato un limite, non un passaggio: si arriva al ponte e si torna indietro! Cerco di vedere il campanile di Abbiategrasso, ma le nuvole e la nebbia sono tali da non vedere neanche un tetto di quella città! Mi assale un po’ di ansia, il respiro si fa più concitato, ma inutilmente perché l’andatura è inossidabilmente la stessa da quando siamo partiti. Mi calmo, cerco di concentrarmi sulle poche cose che vedo. Una mucca ci incontra ed il suo sguardo incuriosito e sorpreso mi diverte. Forse si è spaventata perché al ritorno ha già raggiunto le altre in mezzo al prato. È pazzesco come la concentrazione e la mente umana faccia cogliere e registrare alle persone informazioni selezionate. La mucca c’era, abbastanza grande, color marrone, tutta zuppa di acqua. Nel prato le sue compagne, almeno altre due di cui una maculata bianca e nera. Dopo pochi metri che l’abbiamo passata Nik non si ricordava neanche di che colore fosse! L’ho perso oppure è talmente concentrato sul suo piriforme che non vede nient’altro. Punto di svolta, si torna indietro. “Così saranno 30?” “Cominciamo a tornare indietro e poi vediamo.” Appena ci giriamo una folata di vento ci rende omaggio. Non ci eravamo ancora accorti di quanto vento ci fosse anche scesi dal ponte. Speriamo sia solo dovuto all’aperta campagna perché rientrare controvento, madidi di acqua non sarebbe stata una passeggiata!! Dai, sono 5 fino al ponte, poi 4 fino all’acqua, poi dall’ospizio fino alla fine sono solo 3,4. Il ritorno scorre abbastanza veloce scandito dalle soste per un po’ di acqua, come se non ne avessi o abbastanza addosso!! Il pezzo più brutto è sicuramente dopo l’ospizio dove sai che sei quasi arrivato, ma non ti passano più i chilometri e li vedi inesorabilmente scanditi sul terreno. La tentazione di contarli è fortissima, in alcuni attimi vederli decrescere fornisce degli effetti benefici, ma poi sono tanti scanditi per centinaia….meglio smettere. Ad ottobre, il coach mi aveva detto: “Non guardare per terra, guarda quello che corre con la magli blu, è qualche secondo più veloce di te!” Ora non c’è nessuno, ma come quando corro per strada, cerco di inventarmi degli obiettivi fittizi di arrivo: un semaforo, un cartello stradale….man mano che li raggiungo sposto l’obiettivo più in là! Sembra funzionare, come continuano a funzionare le gambe. In questi 30 km nessun muro ci ha sorpreso, nessun ostacolo mentale si è inframezzato tra noi, la pioggia e la nostra determinazione. Forse era già troppo affollato. Mi sento bene, le gambe reagiscono bene anche alla vista del ponticello verde del km 0, si galvanizzano e le sento superare certe pozzanghere con agilità. Nik è qualche passo indietro. La faccia in una smorfia, il piriforme si sta lamentando e si ribella a tratti in modo più acuto. Gli guardo le gambe che sembrano ancora piuttosto composte e con ritmo costante. “È là, siamo arrivati!! Dai roccia!!” Mano nella mano arriviamo al nostro km 0, 3ore e 2 minuti. La mente va dove non osa pensare e dove solo il coach prova a dare fiato all’Obiettivo: altri 12 km, un’ora e 12 e si va a casa!! Intanto, ce l’abbiamo fatta e siamo stracontenti!!!

GoBostonGo nessuna pioggia, nessun ostacolo può veramente fermare l’ardore di un runner: tutto sopporta, tutto affronta, tutto supera e tutto conquista, è una questione di testa e cuore!

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