Carry On – La Maratona e la Vita

If you want to run, run a mile. If you want to experience a different life run a marathon.

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È notte fonda, anzi, dal cinquettio degli uccellini e la scarsità dei veicoli per le strade è già mattina, ma molto presto. Non riesco a dormire e per non cedere ai mille impegni lavorativi che mi aspettano in questa lunga giornata, non posso fare a meno di ripensare alla corsa di ieri sera. Mi alzo. Certi pensieri vanno fissati con urgenza.

È da quando sono tornata da Edimburgo che penso al titolo di questo post. Solo il titolo. E già solo quello, ogni tanto, mi fa venire i brividi. Ad alimentare il tarlo che forse avrei dovuto dare voce a questi pensieri, sempre lui, mio marito, anche se questa volta, inconsapevolmente, tutte le volte che di fronte al mio viso contrariato, dubbioso, tirato per il lavoro o l’ansia mi ha detto semplicemente: “Ehi, you are a marathon finisher, non te lo dimenticare!” Questa frase pronunciata a tradimento in alcuni momenti quando si è più propensi a dimenticare il percorso passato per concentrarsi sul centimetro imminente o le tante miglia da percorrere senza un tracciato, mi costringeva a fermarmi per cercare di capire cosa la pratica di uno sport simile mi avesse insegnato. 7 mesi, 2 maratone, un traguardo personale raggiunto, un anno esatto di allenamenti con Manlio e la voglia di scoprire cosa ci sia oltre. Un bagaglio di esperienze che regalano la pelle d’oca ogni volta che le si cerca di mettere insieme e l’irrifrenabile voglia di parlarne, forse per non lasciare che il ricordo si ofuschi schiacciato dal peso delle urgenze quotidiane.

Ieri sera sono uscita tardi a correre. Da sola. In teoria era per testare il ginocchio. In teoria. In realtà, dopo i primi chilometri in religioso silenzio, la mia testa ha cominciato a vagare. L’aria fresca, nonostante il mese di giugno, mi regalava un po’ di pelle d’oca, ma no, non è la frescura, ma un misto di esaltazione da adrenalina e di ricordi dei mesi scorsi, spesi a sudare, a sperare, a credere e a lottare. Il senso di incertezza inziale di questa corsetta, invece, mi ha fatto riprovare le sensazioni di un runner alle prime armi e il pensiero della maratona come la vita è riaffiorato automaticamente. “Come? Si riparte da capo? E ora?” Niente. La maratona è quanto di più simile alla vita possa esistere davvero. Raggiunto un obiettivo, la gioia dura l’attimo di realizzarlo per posare l’attenzione sul prossimo passo. Ed ogni gradino è un ricominciare da capo. “È questo il bello?” Non proprio. Il bello sta nel fatto di sapere che sì, si ricomincia da capo, nulla è dato per scontato, il viaggio continua, ma sulle spalle si ha una storia che è la tua e quella di nessun altro. Allora la gioia più vera sta nel capitalizzare quell’esperienza, interiorizzarla e plasmare te stessa su di essa, perchè tu hai fatto la storia, ma in realtà è lei che ti ha fatto più grande. Ora le spalle, le tue gambe, il tuo io è pronto ad affrontare i tuoi prossimi obiettivi. Si ricomincerà da capo, non sarà facile, non sarà immediato, ma sarà in progressione un gradino alla volta.
Intanto corro, non c’è programma, non c’è tempo, ma le mie gambe stanno chiedendo solo questo. Il ginocchio? Se mi devo fermare? Fa anche questo parte della vita e degli imprevisti della maratona. Non tutto si realizza al primo colpo come si desidera, ma questo deve solo essere strumentalizzato per desiderare maggiormente qualcosa, lottare ancora più intensamente e, poi, con il senno di poi, anche i momenti in cui bisogna rallentare un po’ possono riservare sorpese e piaceri insperati. Bisogna sapere imparare ad apprezzare anche questi, ovviare il problema, trovare una soluzione alternativa per continuare a progredire verso l’obiettivo senza fermarsi a conpiangersi. C’è sempre una soluzione. Non agitarsi, sarebbe come agitarsi al 36 chilometro, se si perde la concentrazione, si getta via la maggior parte del percorso per una svista. Sguardo fisso verso l’obiettivo. Il tuo. Non quello degli altri. Questo è importante, il tuo obiettivo anche quando si dovrà rallentare e gli altri arriveranno più sereni al loro. Bisogna gioire per loro, ma non disperarsi. Ogni cosa a suo tempo. Lottare, credere e muoversi nella direzione che si ha scelto. La maratona ha tanti iscritti, ma ognuno ha il suo personal best. Nessun eroe, ma tanti runner.
“Non cedere alla tentazione di sentirti arrivata da nessuna parte.” Mi ha detto una volta qualcuno di saggio quando ancora ero piccola. Una frase che mi sembra di aver interiorizzato, anche troppo, a volte…. Io seguo le mie gambe e la mia testa fin dove mi vorranno portare e scelgo di credergli fino in fondo! Nessun eroe, ma un runner convinto e pronto per la prossima impresa!

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